La mia attività pittorica si sviluppa attorno a due grandi nuclei tematici, maturati in oltre trent’anni di lavoro. Pur essendo diversi dal punto di vista concettuale, entrambi condividono un interesse comune per il rapporto tra immagine, tecnica e percezione.
Il primo ciclo, realizzato nella seconda metà degli anni Novanta, nasce da una riflessione sul mondo dell’informatica e sulle prime interfacce grafiche. Le opere si ispirano all’immaginario dei videogiochi e traducono in pittura alcuni processi propri dei sistemi operativi. In questa fase la ricerca si è concentrata soprattutto su una tecnica capace di restituire il tremolio, la bassa definizione e l’instabilità visiva dei monitor dell’epoca.
In contrasto con questa iconografia tecnologica ho scelto tecniche pittoriche tradizionali, recuperando pratiche di bottega, ricette e indicazioni tecniche studiate da alcuni pittori del primo Novecento. Il dialogo tra linguaggio digitale e manualità storica diventa così uno degli elementi centrali di questo primo gruppo di lavori.
Il secondo ciclo segna un progressivo distacco dai temi informatici e si confronta con soggetti più propriamente pittorici: animali, giardini e fiori. La ricerca si apre anche alla dimensione installativa, pur restando sempre legata alla pittura.
L’elemento di continuità tra i due cicli è la tecnica, che rimane invariata. Anche se cambia l’iconografia — talvolta derivata da ricerche fotografiche — le opere continuano a interrogare la superficie dell’immagine e i suoi meccanismi di costruzione, muovendosi però su un piano meno esplicitamente concettuale.
