in occasione di una mostra a Vicenza nel 1995
(Amici del Bacchiglione > Bar degli artisti Vicenza)
Questa sera il gruppo Amici del bacchiglione presenta una mostra insolita,
una novità per tutta Vicenza, nell’opera prima di un artista
giovane, Enrico Mitrovich, sveglio, attivo, curioso, con una cultura tecnologica
che, vero figlio dell’era della TV che per tanti ragazzi
sostituisce giocattoli e libri, Enrico indaga per curiosità e divertimento e
scopre un ambito artistico al di fuori ma adiacente alla video-art.
La video arte sostituisce al quadro una video cassetta,
invece Enrico traduce la visione del computer in tela dipinta,
trasformandovi i suoiumori e la critica sociale in un divertente
gioco di similitudini e di rimandi tra pop-art e poesia visiva.
Mentre la video-art ha trent’anni, si può considerare nuova
la scoperta di Enrico, che centra la sua attenzione sui videogiochi,
ossia videogiochi da bar, assurti a simbolo di un nuovo modo
di comunicare un’altra forma espressiva in continua veloce evoluzione,
per cuiinvecchiano e sotto questo aspetto Enrico considera
il fenomeno dell’invecchiamento rapido di ogni odierna novità tecnologica.
Enrico pone al centro del suo discorso la parola obsoleto,
ossia passato di moda fuori uso, riferito a questi videogames,
di cui l’artistarievoca attraverso la propria memoria
visuale una sequela di questi giochi ormai fuori uso, scrive lui stesso:
“La mia provocazione consiste nel togliere alla suggestione elettronica
tutta la sua forza trasportando le immagini digitali
su una superficie piana dove l’esperienza visiva è diversa”.
Qui avanzo la mia tesi che oggi è impossibile fare qualcosa di assolutamente
nuovo, qualunque cosa si faccia trova dei precedenti nella
storia dell’arte. E dunque queste tele le vedo come concetto e come visione.
Oggi l’arte, frammentaria e sconnessa, viene a collegarsi alla
galassia elettronica, ai sistemi comunicativi noti, il sogno dell’immateriale
coltivato nelle realtà virtuali, partendo dalla TV. Il monitor al posto del quadro?
Io guardo Mitrovich nel contesto dell’arte moderna. La video art allarga
i suoi confini abbracciando tutto il quotidiano,
la società dei mass-media, l’immateriale ed il concettuale.
Siamo passati dal visibile naturale al visibile innaturale
con le immagini tecnologiche. In un certo senso si può dire
che l’uomo d’oggi vivanel computer che esclude il reale,
percepisce solo “i segni” vale a dire dati e immagini tecnologiche
riconducibili alla loro origine digitale.
Così il video diventa quadro in pittura da leggere nel modo tradizionale.
La precisione del video assumerà la suggestione di linguaggio
arcaico in un gioco di rimandi e analogie.
Piero Franceschetti
