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Il giardino segreto
di Enrico Mitrovich
The secret garden è il titolo di un romanzo inglese del 1911 scritto da Frances Hodgson Burnett: una bambina ristabilisce l’armonia e la speranza nel castello dello zio, prostrato dalla malinconia, grazie alla scoperta del “giardino segreto”, un angolo dimenticato della tenuta e svelato alla protagonista da un pettirosso.
Titolare una mostra di dipinti con una metafora mutuata dal titolo di una favola potrebbe essere considerato fuori tema: i quadri non sono specie arboree e i galleristi non sono studiosi di fiori e piante. Se non fosse per un’affinità elettiva fra due discipline diverse, la botanica e la pittura, sarei costretto ad una riformulazione.
Per poter suffragare questa sensazione, senza caricarla con forzature concettuali, ho fatto un esperimento: ho infatti cercato di scoprire, rovesciando i termini del quesito, se il linguaggio per descrivere un giardino potesse essere idoneo per una galleria o una collezione di dipinti.
La sede più opportuna per questo genere di ricerca è senz’altro il mondo dei blog, in particolare di quelli dedicati al giardinaggio. Alla ricerca con la parola chiave “il giardino segreto” mi sono imbattuto in un articolo di Antonio De Marco il cui testo recita così: “Ora il giardino si compone di molte cose che a me sembrano straordinariamente interessanti: un piccolo agrumeto con 18 varietà, un roseto con circa 200 varietà, una bella collezione di salvie, lavande, ortensie, spiraee, hibiscus e talee ed un’area riservata alla flora tipica locale […], oltre 500 specie e varietà di piante (alcune piuttosto ricercate)…”.
Mi risulta immediato sostituire alle specie arboree citate alcuni nomi di autori del Novecento, per vedere se la similitudine, mutatis mutandis, regga:
“Ora la galleria espone molte cose che a me sembrano straordinariamente interessanti: un De Pisis, un Rosai, un Sironi, un Music, un Lotto… Un giardino (vedi galleria) richiede cura, costanza e presenza quotidiana e le piante (come i quadri) devono avere la luce giusta ed il giusto modo di esposizione. Molte specie arboree (gli autori) non sono conosciutissime(i) ma il favore che possono incontrare dipende dalla capacità di farle(i) conoscere ed apprezzare da parte di chi le(i) ha in custodia”.
E ancora rovesciando i termini: “Del resto la specificità di una galleria (giardino) è anche quella di indicare come un quadro (una pianta), trasportata in un altro contesto, possa conservare lo stesso fascino che abbiamo percepito al primo incontro e per questo le case di alcuni collezionisti diventano delle gallerie ed i critici vengono indicati con maggiore precisione con il termine di “curatori” cioè di coloro che, per definizione, “presiedono al buon andamento di un organismo, regolandone il funzionamento”.
F.A.Q. (Frequently asked questions)
“Ma dove si trova quindi questo giardino segreto? E come posso raggiungerlo?”
In questo caso ci sono due alternative: o si segue il suggerimento della favola inglese e in tal caso il primo pettirosso che incontrate vi indicherà la strada con le sue acrobatiche evoluzioni, oppure, se andate di fretta, potete seguire la sintassi misteriosa di questo link:
http://maps.google.com/maps/place?cid=11256896239445629606&q=Tino_Ghelfi_Vicenza
&hl=en&authuser=0&continue=/maps/place%3Fcid%3D11256896239445629606%26q%3DT
ino%2BGhelfi%2BVicenza%26hl%3Den%26authuser%3D0&mode=edit
Vicenza, dicembre 2011